Relazione, affettività ed emozioni nei processi di apprendimento
Le emozioni e gli aspetti relazionali influiscono sugli apprendimenti
Se in passato l’apprendimento veniva valutato principalmente in base al risultato, ossia alla quantità e alla qualità delle conoscenze acquisite, oggi i neuroscienziati hanno posto al centro dell’attenzione le emozioni, analizzandone gli effetti fisiologici sul cervello. Le ricerche hanno mostrato che il processo di apprendimento è fortemente facilitato dalla presenza di emozioni positive e, al contrario, significativamente ostacolato da emozioni negative.
Le emozioni positive che accompagnano l’esperienza di apprendimento sono numerose e articolate, e non si esauriscono in una semplice sensazione di benessere. Esse comprendono, ad esempio, lo stupore che nasce dalla scoperta di una competenza inattesa o appena acquisita, il senso di realizzazione che segue il superamento di un compito, la fiducia legata alla possibilità di riuscire, nonché il piacere intrinseco derivante dall’uso consapevole di strumenti, strategie o metodologie efficaci. A queste si aggiunge la dimensione relazionale: il sentimento di stima, riconoscenza o affetto nei confronti dell’insegnante o, più in generale, di chi guida il processo di apprendimento, che contribuisce a creare un clima emotivo favorevole. La qualità del rapporto alunno/insegnante è infatti determinante: un docente capace di instaurare un clima di fiducia e di simpatia, non soltanto sul piano didattico ma anche su quello umano, favorisce una maggiore apertura cognitiva e motivazionale negli studenti.
Quando tali vissuti emotivi si attivano, il processo di apprendimento tende a diventare più significativo, stabile e profondo. Le emozioni positive, infatti, non si limitano ad accompagnare l’acquisizione delle conoscenze, ma ne costituiscono un potente fattore di consolidamento: in un contesto emotivamente coinvolgente e gratificante, le informazioni vengono elaborate con maggiore intensità e si radicano più saldamente nella memoria, favorendo una comprensione integrata e duratura.

Anche le emozioni negative possono incidere sul processo di apprendimento
Le emozioni negative esercitano un’influenza significativa sui processi di apprendimento, compromettendone l’efficacia e la qualità. Quando un contenuto è associato a vissuti di ansia, frustrazione o disagio, il sistema cognitivo tende ad attivare forme di resistenza che rallentano oppure ostacolano l’assimilazione delle nozioni. Tale dinamica può essere interpretata come una risposta di autodifesa: nel tentativo di preservare l’equilibrio psichico, il cervello evita o limita l’esposizione a stimoli percepiti come portatori di sofferenza. Una disciplina percepita come "indigesta" o priva di significato personale tende a generare disinteresse e chiusura. La situazione si complica ulteriormente quando l’insegnamento è associato a sentimenti di paura, indifferenza, antipatia o noia: in tali circostanze, il processo di apprendimento non solo si fa più arduo, ma rischia di diventare un’esperienza sterile, se non addirittura respingente.
Nei processi cognitivi conta la capacità di "risuonare" con l’altro
Se l'apprendimento passa per il piano emotivo e non solo su quello razionale, il rapporto tra alunno e discente diventa centrale, al punto che si parla ormai di "warm cognition", ovvero quell'approccio didattico che pone al centro le emozioni e la relazione tra "maestri" e alunni. Gli insegnanti hanno il compito di costruire un ambiente affettivamente accogliente e inclusivo, creando così le condizioni ideali affinché il processo di apprendimento si compia al meglio.
In un contesto di questo tipo, appare evidente che i modelli di apprendimento fondati sulla sostituzione della relazione umana educativa con un’interazione uomo-macchina siano soggetti a limiti strutturali. La dinamica formativa, infatti, non si esaurisce nella mera trasmissione di contenuti, ma è radicata in una trama relazionale complessa in cui la dimensione cognitiva, motivazionale e affettiva si intrecciano in modo profondo e inscindibile.
Per quanto sofisticato possa essere, nessun chatbot di intelligenza artificiale potrà mai creare quel pattern affettivo e relazionale che si instaura tra alunno e maestro. È proprio all’interno di questo spazio fatto di fiducia, empatia e affetto reciproco, che si realizza quella che viene definita "warm cognition", ossia una forma di apprendimento in cui la presenza umana non rappresenta un semplice supporto, bensì una componente fondamentale dell’efficacia educativa, proprio perché gli elementi affettivi e relazionali concorrono alla costruzione del sapere.
I Large Language Model (LLM) su cui si basano i chatbot delle intelligenze artificiali come ChatGPT sono progettati per identificare gli schemi linguistici e produrre risposte coerenti e contestualmente appropriate. Tuttavia, la loro funzionalità è priva di un’esperienza soggettiva, non possiedono coscienza, né accesso diretto alla dimensione emotiva. Un chatbot AI potrà quindi fornire spiegazioni articolate e chiarire dubbi in modo esaustivo, ma non sarà mai in grado di attivare la stimolazione emotiva e metacognitiva che un bravo insegnante sa innescare attraverso lo sguardo, il tono della voce, il silenzio strategico, l’incoraggiamento o la sfida misurata sulle specificità dell’allievo. È proprio in questa dimensione di connessione con l’altro, in cui si individuano i suoi stati d’animo, le resistenze e le potenzialità celate, che si manifesta l’impossibilità di sostituire la relazione educativa umana con quella tra uomo e macchina.
Doposcuola e tutoring: il nostro approccio
Le neuroscienze hanno dimostrato che le emozioni e gli aspetti relazionali influenzano in maniera profonda i processi di apprendimento. Nei nostri doposcuola, attività di tutoring specializzati e nei percorsi di affiancamento da parte dei tutor DSA, abbiamo sempre posto l'accento sulla dimensione relazionale e sulla comprensione prima di tutto psicologica dell'allievo. I nostri percorsi di doposcuola sono orientati alla dimensione affettiva e alla cura del legame del tutor con l'allievo, in un contesto di accoglienza di tutte le peculiarità del ragazzo e di dialogo sia con lo studente sia con la sua famiglia.
Sperimentando da sempre la validità di questo metodo, non ci stupiamo che oggi si torni a porre l'accento sull'aspetto umano e si invitino i ragazzi a non affidarsi del tutto alla tecnologia. La tecnologia e l'AI sono strumenti che vanno conosciuti, integrati e non demonizzati, ma pensare di poter sostituire il legame tra insegnante e allievo con quello tra chatbot e utente significa andare contro gli interessi degli stessi allievi, privando l'intelletto di uno strumento che rende lo studio non solo più facile, ma anche più piacevole e ricco di sfumature.
Le scoperte e le conclusioni a cui è arrivata la comunità scientifica hanno permesso di affinare le metodologie didattiche, che oggi puntano a stimolare non solo la parte razionale degli studenti ma anche quella irrazionale ed emotiva, utilizzando il canale delle emozioni per insegnare e imparare con minori sforzi, maggiori risultati e soprattutto con maggior piacere.
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