Sospetto di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), cosa fare?

Sono 3 gli step indispensabili da attivare tempestivamente:

  1. Richiedere una valutazione specialistica per i disturbi specifici dell’apprendimento;
    Può essere fornita sia dalla ASL di riferimento, sia da specialisti privati o strutture accreditate (art. 3 Legge 170/2010).
    Per verificare se c’è la presenza di un DSA vengono somministrati appositi Test (semplici prove di lettura, scrittura e calcolo tarate in base all’età della persona da valutare).
    Lo specialista, valutati i risultati, stila la sua diagnosi e ne consegna la certificazione ai genitori.
  2. Se viene diagnosticato un DSA, i genitori devono consegnare la certificazione ottenuta alla Scuola;
    È compito delle Scuole, di ogni ordine e grado, fornire gli appositi strumenti compensativi (mezzi di apprendimento alternativi e le specifiche tecnologie informatiche) e strumenti dispensativi (come per esempio l’esonero dalla lettura ad alta voce o tempi più lunghi per le prove in classe..) affinchè l’alunno venga messo nelle condizioni di imparare come tutti gli altri.
    I genitori possono partecipare con la scuola alla stesura del Piano Didattico Personalizzato (PDP), che consiste semplicemente nella messa a fuoco delle esigenze specifiche dello studente e nella conseguente scelta degli strumenti e delle modalità di apprendimento per lui più idonee.
    Sia la scuola che i genitori in questa fase possono avvalersi anche della competenza di specialisti esterni.
  3. È fondamentale spiegare al bambino/ragazzo in cosa consistono le sue difficoltà e proporgli in maniera positiva e stimolante i suoi “nuovi strumenti di lavoro”
    Per far sì che non siano vissuti come una diversità ma bensì come il percorso alternativo per raggiungere gli stessi obiettivi dei compagni: IMPARARE !!!!
    Anche in questa fase è possibile rivolgersi a psicologi specializzati e verificare la presenza nella propria zona di post-scuola o laboratori per DSA.

Perché è importante intervenire subito?

Per evitare al bambino l’esperienza di tutta una serie di insuccessi scolastici senza che ne comprenda il vero motivo ma sentendosi solo “inferiore” rispetto ai compagni.

Il senso di insuccesso prolungato genera scarsa autostima nel bambino; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità può scaturire un disagio psicologico, emotivo e relazionale, che non facilita l’apprestarsi del bambino alla vita scolastica, e che nel tempo può strutturarsi in manifestazioni quali aggressività, forte chiusura e timidezza, scarsa socializzazione, depressione.

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